Bias.Cards Vol. 2: a caccia di nuovi bias
Psycomix ha pubblicato un nuovo mazzo di carte didattiche a fumetti: Bias.Cards Vol. 2. Quindi oggi torno a parlare di questi favolosi mazzi di carte a fumetti sui bias cognitivi ideati dal mio caro amico Mauro Mosconi. Se siete appassionati di bias cognitivi e cercate uno strumento che vi aiuti nella vostra personale caccia ai bias, se avete adorato i mazzi precedenti, se cercate uno strumento didattico intuitivo e divertente, beh, questo mazzo non può mancare nella vostra cassetta degli attrezzi!
Come sanno gli utenti della community Telegram, ho ricevuto questo mazzo qualche giorno fa. Oggi ve ne parlo, con la mia recensione a caldo!
In realtà sapevo perfettamente il contenuto del mazzo: anche per Bias.Cards Vol. 2 sono stato uno dei beta tester del prodotto e ho avuto il piacere e l’onore di poter vedere in anteprima ogni singola carta. Ovviamente averle in mano è tutta un’altra storia! Come sempre il mio ringraziamento va a Mauro per la fiducia e, ovviamente, anche per questo nuovo mazzo di carte sui bias cognitivi che aggiungo orgogliosamente alla mia collezione.
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Bias.Cards Vol. 2: la mia collezione si allarga!
Ecco la mia collezione di carte didattiche sui bias cognitivi in tutto il suo splendore. La filosofia del mazzo è quella che abbiamo imparato ad apprezzare nelle pubblicazioni precedenti: Bias.Cards Vol. 2 va in continuità con quanto visto nel primo mazzo dedicato ai bias, con le sue carte double face che uniscono spiegazione ed esempio a fumetti. In questa nuova edizione abbiamo 40 nuovi bias cognitivi con cui fare conoscenza. Sapevate che esiste un effetto Google?
Com'è fatto Bias.Cards Vol. 2: 40 nuovi bias e le carte base
Come nel primo volume, anche qui abbiamo 40 nuove carte, ognuna dedicata a un bias, con la descrizione da un lato e la strip a fumetti dall’altro. Ma Mauro non si limita a sciorinare quaranta nomi: apre il mazzo con alcune carte base, stampate in nero per distinguerle dalle altre, che mettono ordine prima di partire. C’è un Glossario minimo che spiega la differenza tra Sistema 1 e Sistema 2, le euristiche e i bias cognitivi veri e propri, e una carta sul Pensiero stretto (narrow thinking) che cita esplicitamente Daniel Kahneman. È il modo giusto per accompagnare chi si avvicina a questi temi per la prima volta, senza dare nulla per scontato.
E i quaranta nuovi bias? Si va dall’Effetto Google, la tendenza a dimenticare ciò che tanto possiamo ricercare online, alla Regola del picco-fine, per cui giudichiamo un’esperienza dal suo momento clou e da come finisce; dall’Effetto spettatore al Bias di supporto alla scelta, fino a vecchie conoscenze come l’Effetto Dunning-Kruger e l’Effetto Barnum. Insomma, quaranta nuove trappole in cui, statene certi, vi riconoscerete più di una volta.
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I miei bias cognitivi preferiti: Mauro mi ha sfidato
Ogni volta che esce un nuovo mazzo mi ritrovo a scegliere i miei preferiti, e anche in questa recensione di Bias.Cards Vol. 2 non potevo esimermi. Tra i 40 nuovi bias cognitivi ce ne sono tre che mi hanno colpito più degli altri.
Il primo è l’effetto Barnum, la tendenza a sentire come cucite addosso descrizioni in realtà vaghe e valide per chiunque: è il motore che tiene in piedi oroscopi e cartomanti. Il secondo è il bias dell’informazione, l’illusione che raccogliere sempre più dati ci faccia decidere meglio, anche quando quelle informazioni non spostano di una virgola la scelta finale. Il terzo, il mio preferito in assoluto, è l’illusione di profondità esplicativa: siamo convinti di sapere come funzionano le cose, finché qualcuno non ci chiede di spiegarle davvero.
E qui arriva la parte divertente. Mentre testavo le carte, Mauro mi ha sfidato proprio come fa la carta stessa: mi ha chiesto di disegnare una bicicletta a memoria. Sembra banale, vero?
...e io sfido voi!
Provateci anche voi, adesso, prima di continuare: catena, pedali e telaio al posto giusto. Poi tenete a mente il vostro disegno. Io la prova l’ho superata, con tanto di conferma di Mauro (se siete curiosi il mio tentativo lo trovate qui sotto, non barate!), ma è più un’eccezione che una regola. Nello studio originale di Rebecca Lawson la maggioranza delle persone sbaglia di grosso, per esempio facendo passare la catena anche attorno alla ruota anteriore, dove non servirebbe a nulla. Ecco perché questo è il mio bias preferito del mazzo: ci mette davanti a quanto poco conosciamo ciò che diamo per scontato.
Mostra il mio disegno della bicicletta
Uno strumento didattico che funziona: il potere del fumetto
C’è una cosa che mi colpisce ogni volta che sfoglio il mazzo: quanto la spiegazione a fumetti sia efficace. Sarà che il nostro cervello è fatto per lo storytelling, ma nel momento in cui leggo la strip il bias smette di essere una definizione astratta e diventa una scenetta in cui mi riconosco. La descrizione testuale vi dice cos’è; il fumetto ve lo fa vedere in azione. È questa doppia lettura, concetto da un lato e ministoria dall’altro, a rendere le carte a fumetti sui bias cognitivi uno strumento didattico che resta impresso molto più di un manuale.
E qui arriva la parte scomoda. Man mano che vado avanti con le carte di Bias.Cards Vol. 2, ogni tanto mi fermo e penso “cavolo, questo sono io”. È il bello, e insieme il fastidioso, di questo mazzo: non studiate i bias degli altri, vi specchiate nei vostri.
A chi servono: le Bias.Cards come strumento didattico
Detto della qualità, resta la domanda pratica: a chi servono davvero? La risposta breve è che funzionano su due piani. Il primo è l’autoformazione: le tenete sul tavolo, ne pescate una al giorno e vi allenate a riconoscere i vostri errori di ragionamento, come farebbe un libro ma in versione tascabile e digeribile.
Il secondo piano è quello che mi interessa di più, ed è il motivo per cui le considero un ottimo strumento didattico sui bias cognitivi. Se fate formazione, insegnate o vi occupate di public speaking, avete tra le mani un mazzo pronto all’uso: distribuite una carta a testa e fate raccontare un esempio, dividete l’aula in gruppi e assegnate un bias da smascherare, oppure usatele come rompighiaccio per aprire un modulo sul pensiero critico. Nel mondo del dibattito e della comunicazione, dove riconoscere le distorsioni del ragionamento altrui (e proprio) è mezza vittoria, questi strumenti didattici sui bias cognitivi valgono più di mille slide. Chi come me bazzica i club di public speaking sa quanto conti avere un materiale che si spiega da solo.
Dove acquistare Bias.Cards Vol. 2
Se anche voi siete maniaci dei bias, se avete già gli altri mazzi e non volete lasciare un buco nella collezione, allora sapete già come va a finire. Bias.Cards Vol. 2 lo trovate nello shop ufficiale di Psycomix, dove ci sono anche le Fallaciae e il primo volume, per completare l’opera.
E voi?
Chiudo qui il mio giro tra le nuove carte. Bias.Cards Vol. 2 è uno di quei mazzi che tirate fuori una sera per curiosità e poi vi ritrovate a sfogliare fino all’ultima carta, riconoscendovi in buona parte di esse. Se seguite il blog sapete che ho un debole per gli strumenti di Mauro, ma anche a mente fredda questo secondo volume mantiene quello che promette.
Se questa recensione vi è stata utile, fatemelo sapere: raccontatemi nei commenti quali dei nuovi bias vi hanno fatto dire “cavolo, questo sono io”. E se non l’avete ancora fatto, vi aspetto sul canale Telegram, dove le novità come questa le segnalo per primo.
E voi, quanti di questi bias avete già riconosciuto in voi stessi?
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