Non autorizzo Facebook: sì, è una bufala

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“Non autorizzo Facebook”: periodicamente questa frase torna prepotentemente sulle bacheche di alcuni dei miei contatti. Nel caso aveste un dubbio ve lo confermo: è una bufala conclamata. Nonostante questa sia una bufala abbastanza evidente, ad ogni ondata, qualcuno ripubblica il fantomatico annuncio dove nega a Facebook l’uso delle immagini o dei dati (questo annuncio cambia leggermente di volta in volta). Questa nuova versione, che non è dettagliata come quella precedente che aveva anche dei finti riferimenti legali, sta cominciando a comparire sul mio feed Facebook. Ma andiamo con ordine.

Non autorizzo Facebook: fidati è una bufala

Questa bufala è in giro dal 2012, ogni volta è riproposta con qualche piccola variazione ma in fondo è sempre lei: è il classico giochino dove ti chiedono di incollare (e mai inoltrare) questo messaggio affinché Facebook tratti i tuoi dati in maniera più riservata. Più avanti vi spiegherò perché questo non ha senso a livello legale. 

Voi mi direte “ma io non so nulla di legge e social, non faccio nessun male a scrivere un post sulla mia bacheca e se per sbaglio fosse vero mi tutelo”. Sì è vero non fate del male, però considerate questo:

  • Innanzitutto fate la figura dei fessacchiotti che ci sono cascati.
  • Contribuite a propagare questa falsa informazione facendo progredire la bufala.
  • Impestate il feed dei vostri amici con questi post inutili (a me è già capitato 5 volte solo questa mattina)
Quindi no, non fate nulla di male ma sarebbe meglio non dare corda a certe cavolate. Non ho mai capito il senso di propagare una informazione simile. Tolto il divertimento di vedere quanta gente abbocca alla panzana non c’è altro. Anche perché chiedendo di fare copia incolla l’autore iniziale della fake news, l’autore della bufala non acquisisce visibilità aggiuntiva ne può in qualche modo monetizzare la cosa. Sta chiedendo ai contatti di generare un nuovo articolo con lo stesso testo. Quindi per Facebook non ci saranno correlazioni imputabili a chi lo creato la prima volta. Perciò è vero che non è una “truffa” monetizzabile ma rende decisamente più arduo individuare il creatore che, nel frattempo, sghignazza pesantemente ogni volta che qualcuno di voi ci casca e copia il testo sulla propria bacheca.

Una delle prime versioni: statuto di Roma e leggi fantasiose

non autorizzo facebook original

Questa bufala gira dal 2012, vi riporto questa versione (se non erro del 2015) che apprezzo anche per l’attenzione nel riportare leggi farlocche solo per dare un po’ più di veridicità e un’aura di maggiore autorità.

UCC 1-308-1 1 308-103 e lo statuto di Roma? Guardate cosa esce se lo cercate su Google!

Come notate anche questa bufala ricalca più o meno il copione che avevamo visto in questo articolo!

La nuova versione: più CAPS LOCK, meno leggi

non autorizzo facebook new

Ecco la nuova versione, riveduta e corretta! Ad oggi l’ho già vista su almeno 5 bacheche diverse dei miei contatti.
In questa versione non ci sono riferimenti legali randomici ma, in compenso, c’è un uso in apertura del CAPS LOCK! Le frasi in CAPS LOCK sono notoriamente ad alto valore legale!

Non autorizzo Facebook: avete letto i TOS?

C’è una sola cosa che ha valore legale su Facebook: i Termini di servizio (o Terms of Service, per gli amici ToS) che avete sottoscritto quando vi siete iscritti sulla piattaforma. Ovviamente non li avete letti, avete selezionato la casella di accettazione ed poi avete iniziato a condividere “gattini” e “buongiornissimi kaffè”.

Iscrivendovi a Facebook avete sottoscritto un contratto e quello ha valore: tutto il resto è, con alta terminologia tecnica, FUFFA!

Ma esattamente cosa avete sottoscritto? In merito ai contenuti esattamente questo: vi riporto un minimo stralcio dei TOS inerente a quanto avete sottoscritto in merito alla condivisione di contenuti (potete leggere la versione integrale sulla pagina dei Termini di Servizio di Facebook)

[…] Nello specifico, quando l’utente condivide, pubblica o carica un contenuto protetto da diritti di proprietà intellettuale in relazione o in connessione con i Prodotti di Facebook, concede una licenza non esclusiva, trasferibile, sub-licenziabile, non soggetta a royalty e valida in tutto il mondo per la trasmissione, l’uso, la distribuzione, la modifica, l’esecuzione, la copia, la pubblica esecuzione o la visualizzazione, la traduzione e la creazione di opere derivate dei propri contenuti (nel rispetto della privacy e delle impostazioni dell’app dell’utente). Ciò implica, ad esempio, che se l’utente condivide una foto su Facebook, autorizza Facebook a memorizzarla, copiarla e condividerla con altri soggetti (sempre nel rispetto delle proprie impostazioni), quali i fornitori di servizi che supportano il servizio o gli altri Prodotti di Facebook che l’utente usa. La presente licenza cessa di esistere una volta eliminati i contenuti dell’utente dai sistemi di Facebook. […]

Versione breve per pigrizia congenita

Se non volete assolutamente leggere il piccolo estratto dei Termini di Servizio ecco la versione breve:

Quando pubblicate qualsiasi cosa la proprietà intellettuale del materiale è vostra (occhio a quello che pubblicate se è di terzi) ma avete autorizzato Facebook a farci un po’ quello che vuole!

Non autorizzo Facebook: ma ha senso scriverlo?

Anche ammesso che un vostro post possa avere un valore legale (ma ne dubito fortemente), per essere valido, Facebook dovrebbe accettare e firmare questa “variazione di contratto”. Per sottoscrivere un contratto bisogna essere in due ed essere entrambi d’accordo. E no, le reaction dei vostri amici non valgono come accettazione.

Ovviamente, come vi ho già scritto, fare un post su Facebook non ha nessun impatto sul contratto che avete stipulato con loro.

E, con un minimo di acidità, vi ricordo ancora una volta: 

  • Scrivere “Non autorizzo Facebook” non servirà a nulla.
  • Usare maiuscolo non darà più forza alla vostra posizione. 
  • Ripeterlo 4 volte di fila non sortirà alcun effetto

Mi immagino l’ufficio legale che dice “OMMIODDIO l’utente X ha scritto ‘Non autorizzo Facebook’ per ben 4 volte tutto maiuscolo….allora dobbiamo ascoltarlo!”, vi assicuro che non funziona così! Probabilmente è più un “batterò il tutto sulla mia macchina da scrivere invisibile” (cit.).

Gli utenti che scrivono "Non autorizzo Facebook"

Io non ho mica nulla da nascondere

Condivide la bufala perché ci crede. A parole è uno strenuo difensore della privacy ma, al contempo, ha più o meno un account su ogni social esistente con visibilità dei dati rigorosamente pubblica, non ha mai letto mezza riga di un qualsiasi TOS e pensa che il GDPR sia qualcosa legato ai giochi di ruolo, ha tutti i servizi di geolocalizzazione attivati e salvati sul cloud da quando ha accesso a internet ma solo perché non ha minima idea di averli attivati. Quando glielo fai notare risponde con “non ho niente da nascondere” mentre, in preda al panico, prova a mettere a posto la sua privacy online. 

Il dubbioso

Non si è mai posto particolarmente il problema della privacy. Gioca sui social ma senza mai condividere nulla di particolarmente personale. Probabilmente ha configurato anche correttamente la visibilità dei propri dati personali. Quando legge la bufala ha il sentore che sia una cavolata ma nel dubbio la condivide ugualmente perché “non so se sia vero ma nel dubbio la posto anche io”. Quando gli fai notare che è una cavolata, rimane impassibile sul “ho scritto che non so se sia vero o no” ma, in cuor suo, sa di aver fatto una cavolata.

Il burlone

Ci è cascato con tutte le scarpe. Ha condiviso la bufala sentendosi un grande perché “ha fregato facebook”: quando gli fai notare la baggianata prova a salvarsi in corner con un “ma figurati se ci credo, è ovvio che sia una bufala, volevo vedere quanti dei miei contatti ci cascavano”. Il post magicamente viene eliminato dopo 10 secondi.

L'ingenuo

La nostra anima candida, non è pratica per nulla dei social e di tecnologia in genere, molti direbbero semplicemente BOOMER. Quando trova un appello del genere lo condivide perché è convinta di fare la cosa giusta. Quando qualcuno gli fa notare l’errore ci resta davvero male, probabilmente cancellerà il post per la vergogna scusandosi. Da trattare con educazione e sensibilità.

Il troll

I troll sono persone orribili, quasi quanto i cavalli (cit.). Riconosce la bufala e la posta intenzionalmente sperando che qualcuno gli faccia notare l’errore per buttare tutto in caciara digitale. O peggio, non pubblica direttamente il post, ma convince i suoi contatti più ingenui a farlo per poi deriderli. E’ proprio una brutta persona. DON’T FEED THE TROLL.

E voi? ci siete cascati?

Se la risposta è no: bravi! Mi raccomando non infierite troppo su chi ci casca. Molti di loro sono semplicemente ingenui o poco tecnologici. Spiegategli solo che non ha valore quello che scrivono e magari, perché no, linkate questo articolo nella loro bacheca. Avete amici che ci sono cascati? In che categoria rientravano? Ditemelo nei commenti!

Se invece ci siete cascati, bhe dai a volte succede! Non voglio infierire su di voi ma promettetemi solennemente che non ci cascherete mai più! E se questo articolo vi ha aiutato, condividetelo con i vostri amici!

Come sempre, se questo articolo vi è piaciuto vi ricordo che potete essere sempre aggiornati sulle nuove pubblicazioni iscrivendovi alla mailing list o unendovi al canale Telegram dove riceverete tutte le novità legate ai prossimi articoli!

Alessandro

Ingegnere, musicista e public speaker per diletto. Appassionato di programmazione, tecnologia e qualsiasi cosa possa definirsi anche minimamente nerd!

5 pensieri riguardo “Non autorizzo Facebook: sì, è una bufala

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